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Anatocismo Bancario

L’anatocismo è un fenomeno finanziario che si verifica quando gli interessi maturati su un capitale iniziale generano a loro volta nuovi interessi. Questo meccanismo, noto anche come capitalizzazione degli interessi, accelera l’accumulo del debito o l’accrescimento di un investimento, a seconda che si tratti di interessi passivi o attivi.

Il concetto si applica in vari ambiti, tra cui prestiti, mutui, finanziamenti e conti correnti bancari. Quando l’anatocismo viene applicato in modo non trasparente o in violazione della normativa, può dar luogo a contestazioni e richieste di rimborso da parte dei clienti.

L’anatocismo bancario si verifica quando gli interessi maturati su un prestito, un finanziamento o un conto corrente vengono capitalizzati e generano a loro volta nuovi interessi. Questo fenomeno è comune nei rapporti bancari, specialmente nei conti correnti con scoperto di conto o fidi, nei mutui e nei prestiti. Se il cliente non versa l’importo necessario a coprirli, questi interessi vengono sommati al debito esistente, e negli addebiti successivi verranno calcolati anche sugli interessi precedenti. Questa pratica è stata oggetto di modifiche normative nel tempo, passando da una regolamentazione che la permetteva a un divieto, fino all’attuale disciplina che consente la capitalizzazione degli interessi solo a determinate condizioni. L’anatocismo bancario è stato oggetto di numerose controversie legali, poiché in alcuni casi la capitalizzazione degli interessi è considerata illegittima.

La normativa italiana stabilisce che gli interessi non possono generare altri interessi, salvo specifiche condizioni. Il Codice Civile, all’articolo 1283, vieta la capitalizzazione degli interessi, a meno che: -vi sia un accordo tra le parti dopo la scadenza degli interessi maturati, -vi sia una domanda giudiziale che autorizzi l’anatocismo, -gli interessi siano dovuti per un periodo superiore ai sei mesi.

N.B.: per tutte le operazioni bancarie, le regole che si applicano agli interessi maturati dal 1° ottobre 2016 vietano qualsiasi forma di produzione di interessi sugli interessi dovuti dal cliente alla banca.

Mutui Usurai

Con la definizione di “mutuo usurario” o “mutuo a tassi usurari” identifichiamo quella tipologia di accordo di prestito all’interno della quale le rate dovute dal contraente sono superiori a quanto sarebbe dovuto, a causa di un tasso di interesse superiore allo spettante. Questo “spettante” viene descritto dalle linee guida emanate dalla Banca d’Italia e dal Ministero delle Finanze.

Nel nostro Paese sono questi gli istituti accreditati a definire i parametri di un tasso massimo esigibile in caso di un mutuo bancario.

Il superamento di quella soglia da parte delle banche o delle società di finanziamento implica automaticamente un reato perseguibile in sede di giudizio, una volta appurata la natura dello stesso.

I tassi oltre i quali non è possibile esigere vengono definiti “tassi soglia” e sono aggiornati a cadenza trimestrale.

Il sito della Banca d’Italia li pubblica periodicamente sul proprio portale di riferimento e possono essere facilmente consultabili. Il regime di usura, come detto, viene palesato al superamento percentuale del tasso soglia.

Nel mutuo i due parametri da tenere sotto controllo sono il TAN e il TAEG, ossia il tasso annuo nominale e il tasso globale annuale. Il TAN viene applicato all’operazione finanziaria nel suo complesso, mentre il TAEG identifica il costo effettivo del finanziamento stesso.

È sufficiente che uno solo di questi due parametri superi la soglia stabilita per parlare di mutuo usurario.